Rispondere alla crisi. Le ragioni di un convegno

La crisi economico-finanziaria esplosa nel 2008 ha avuto devastanti conseguenze negli Stati europei e, tra questi, in Italia. L’aumento della disoccupazione, indotto dalla chiusura di molte imprese e dall’assenza di politiche industriali capaci di generare nuovi posti di lavoro, ha colpito larghe fasce della popolazione e in particolare quella giovanile (il cui tasso di disoccupazione ha oggi superato il 40%). L’arresto della crescita economica ha contribuito a diffondere la povertà relativa e quella assoluta, aggravando le condizioni di vita di molte famiglie, soprattutto nel sud dell’Italia, dove il sistema di welfare e gli investimenti in spesa sociale versavano già in condizioni critiche. Negli ultimi anni, sono stati principalmente i Comuni a finanziare la spesa sociale, con un impegno diverso sul territorio nazionale e un conseguente effetto negativo in termini di diseguaglianza; le sovvenzioni statali, al contrario, sono diminuite drasticamente, fino ad azzerarsi in settori particolarmente delicati (ad es. il Fondo Nazionale per le persone non autosufficienti e il Fondo Nazionale Affitti).
L’attuale situazione economica induce processi di esclusione sociale in grado di compromettere il diritto alla salute, il diritto alla casa e quello al lavoro, rendendo di fatto evanescenti le garanzie giuridiche esistenti. All’interno di questo scenario, è tuttavia possibile isolare una serie, non esigua, di “pratiche di resistenza” alla crisi. Nel corso degli ultimi anni, infatti, le incertezze e i problemi determinati dalla crisi economica sono stati molto spesso affrontati attraverso processi collaborativi e di condivisione, cooperativi e solidali, che meritano di essere analizzati con sguardo critico e con la consapevolezza che essi, negativamente e specularmente, altro non segnalano se non, da un lato, le mancanze del sistema pubblico e, dall’altro, le disfunzioni del mercato.
Gruppi informali e spontanei di soggetti hanno cominciato a dar vita a nuove pratiche di solidarietà o a sperimentare l’autorganizzazione per rispondere a bisogni fondamentali individuali o collettivi. La reviviscenza di esperienze comunitarie ne attesta una nuova centralità: la cooperazione diviene infatti la premessa e l’operatore di una diversa distribuzione di costi e benefici. In Europa, la Grecia – dove l’applicazione delle misure di austerità come antidoto alla crisi economica ha finito per produrre una forma feroce di eterogenesi dei fini, determinando un ingente impoverimento della popolazione e l’impossibilità da parte dello Stato di garantire il benessere dei cittadini – ha conosciuto esperienze di questo tipo: il collasso del servizio sanitario nazionale, ad esempio, è stato affrontato attraverso risposte costruite “dal basso”, con l’apertura di ambulatori sociali e farmacie solidali, diventate importanti pratiche di resistenza alla crisi.
Anche in Italia è ormai possibile fornire una mappa dettagliata di pratiche tra loro molto diverse che assolvono obiettivi altrettanto differenziati, ma che presentano tuttavia tratti comuni: reagiscono alla crisi economica attraverso soluzioni alternative tanto al sistema pubblico che al mercato, attivano meccanismi di solidarietà e di cooperazione, sono disciplinate da statuti e consuetudini. Dal punto di vista del pensiero economico, queste esperienze, riconducibili alla cd. sharing economy, stimolano una riflessione generale sull’attuale modello economico neoliberale, basato su una forma radicale di individualismo e sulla convinzione che il meccanismo concorrenziale sia l’unico capace di soddisfare bisogni differenti e in competizione tra loro.
Alcune di queste pratiche nascono come risposta diretta a una situazione di bisogno o di assenza determinata dalla crisi: si pensi, ad esempio, al cohousing, che consente di affrontare l’esigenza abitativa in una dimensione comunitaria; al coworking, che rappresenta una nuova forma del lavoro; o agli strumenti di finanza etica, che consentono di finanziare attività, progetti e imprese sociali che, altrimenti, non riuscirebbero ad accedere agli ordinari canali di credito. Queste esperienze, pur evidenziando una disfunzione nelle politiche pubbliche, si dimostrano alternative anche al sistema privato e in particolare al mercato, opponendo alla concorrenza la cooperazione. In altri casi, l’autorganizzazione finisce per sostituire il Welfare State, introducendo nel nostro ordinamento soluzioni dette di neo-mutualismo, che appaiono modellate su quelle adottate all’inizio del ‘900. La creazione di ambulatori sociali e di sportelli che offrono servizi di cd. bassa soglia (indirizzati cioè a persone che versino in una situazione economica di estrema difficoltà senza alcuna condizionamento d’accesso, es. costo della prestazione, titolarità di documenti di identità e di riconoscimento) si inserisce in questa stessa cornice e consente di interrogarsi su quanto questo fenomeno possa costituire una riserva di creatività sociale e istituzionale destinata a durare e a “supplire” a uno Stato che non finisce di “ritirarsi” dal sociale.
A cavallo tra queste due “famiglie” di pratiche, si colloca il fenomeno del crowdfunding: la raccolta di finanziamento presso il pubblico, attraverso piattaforme digitali, ha conosciuto un’ampia diffusione negli ultimi anni e rappresenta un’alternativa all’assenza di risorse pubbliche, ma anche un modo di finanziare progetti imprenditoriali, sociali e culturali capaci di influenzare “emotivamente” il donatore.
Questo frammentato scenario – che di certo non esaurisce l’ampio numero di pratiche emerse in risposta alla crisi, ma di cui il convegno vuol essere un primo tentativo di campionatura e mappatura – racconta realtà che sempre più rappresentano i nuovi stili di vita delle italiane e degli italiani.
Il convegno si propone di offrire una presentazione e un’analisi di alcune di quelle pratiche che possono essere ricondotte al quadro di senso sopra descritto, raccogliendo sensibilità e pratiche diffuse e facendole dialogare con giuristi, economisti, filosofi, politologi e antropologi. Per ciascuna pratica oggetto di approfondimento, sarà scelto un caso specifico e un soggetto promotore che lo possa raccontare, al fine di introdurre l’argomento ed evidenziare alcuni nodi della discussione. L’obiettivo è di colmare la lontananza che spesso si registra tra pratiche sociali e scienze umane, costruendo un momento di confronto che consenta di verificare la duttilità di alcune categorie, la necessità di nuove elaborazioni teoriche e l’eventuale capacità di rispondere a necessità e istanze sociali sempre più urgenti.

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Programma

Giovedì 5 novembre

9.00-10.30

Saluti del gruppo organizzativo e del Prof. Roberto Burlando (Università di Torino)

Apertura dei lavori

Prof.ssa Chiara Saraceno (Collegio Carlo Alberto, Torino)

11.00-12.30

Crowdfunding e sharing economy

Prof.ssa Ivana Pais (Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano)
Prof. Filippo Barbera (Università di Torino)
Dott.ssa Giulia Frangione (Torino)

13.00-14.15

Pausa pranzo

14.30-16.00

Economia civile e legami sociali

Prof. Mauro Magatti (Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano)
Prof.ssa Alisa del Re (Università di Padova)
Cooperativa Mag4 – Torino

16.30-18.00

Cohousing

Prof.ssa Anna Maria Cristina Bianchetti (Politecnico di Torino)
Prof. Francesco Chiodelli (Gran Sasso Science Institute)
Cohousing NumeroZero – Torino

Venerdì 6 novembre

9.30-11.00

Monete alternative

Prof. Massimo Amato (Università Bocconi, Milano)
Prof. Christian Marazzi (Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana)
Sardex – Serramanna

11.30-13.00

Coworking

Prof. Adalgiso Amendola (Università di Salerno)
Prof.ssa Cristina Morini (Milano)
Coworking Re Federico – Palermo

13.30-14.30

Pausa pranzo

15.00-18.00

Conclusioni

Prof. Ugo Mattei (Università di Torino)
Tavola rotonda

Il convegno è stato reso possibile grazie al contributo della Fondazione Fondo Ricerca e Talenti

Chi siamo

Siamo un gruppo di giovani ricercatori dell’Università di Torino. I nostri anni di apprendistato politico e intellettuale – avvenuto su libri e in spazi diversi – hanno coinciso con quelli dell’esplosione della crisi economica e con il generalizzarsi della forma di vita precaria. Autorganizzarci e condividere pensieri sui modi e le forme del vivere e del produrre in comune è stata una neccessità dettata dall’epoca e un modo di rispondere assieme a fenomeni che ci volevano divisi.

Alberto Fierro, economista

Giacomo Pisani, sociologo del diritto

Alessandra Quarta, giurista

Michele Spanò, filosofo e giurista

We want you!

Rispondere alla crisi è un atlante in progress, una mappa in divenire di quelle ‘pratiche, invenzioni e istituzioni’ che la cooperazione sociale inventa e istituisce ogni giorno dentro e contro la crisi. Perché la mappa descriva al meglio il territorio abbiamo bisogno del vostro contributo. Per segnalare e, soprattutto, raccontare studi o esperienze di ‘risposta alla crisi’ scriveteci a rispondereallacrisi@gmail.com